Frustrazione vs Esaltazione
Nel 1905 Albert Einstein scrisse 6 articoli:
- Sul quanto di luce e effetto fotoelettrico (17 marzo) che gli valse il Nobel nel 1921;-"Nuova determinazione delle dimensioni molecolari" (Tesi di dottorato). Fu lo scritto di Einstein citato più frequentemente negli anni settanta (30 aprile);
- Articolo sul moto browniano. Sviluppo della sua tesi (11 maggio);
- Prima memoria sulla relatività ristretta (30 giugno);
- Seconda memoria sulla relatività contenente la famosa correlazione tra massa ed energia ( 27 settembre);
- Secondo articolo sul moto browniano (19 dicembre);
Prima di questi, Einstein aveva pubblicato altri articoli, che lui stesso definì di scarso valore. Nulla faceva prevedere in Einstein una tale esplosione di creatività nel 1905.
Dal 1907 al 1915 lavorò incessantemente, con alti e bassi, su una nuova teoria gravitazionale che chiamò Relatività Generale. Quanti sarebbero capaci di lavorare per 8 anni su un'idea che vi frulla in mente? solo su quello? Quale ostinazione, quale fermezza ci voglia per continuare a credere nella bontà di un progetto dopo tentativi durati 8 anni?
Quando nel 1919 la sua teoria fu validata da prove empiriche, improvvisamente Albert Einstein divenne una delle persone più popolari dell'epoca. Divenne un'icona pop, con un'aurea da rock star che preservò la sua immagine nel corso degli anni e raggiunse ogni angolo della Terra.
Tra gli scienziati divenne un'autorità. Quando si trasferì a Princeton, l'Università divenne meta di veri e proprio pellegrinaggi per poter vedere Albert Einstein percorrere i viali e i corridoi dell'università.
Fu la figura scientifica di gran lunga più importante del secolo. La relatività ristretta rappresenta il coronamento del lavoro di Maxwell e Lorentz. La relatività generale costituisce il completamento della teoria della gravitazione di Newton. Fu un personaggio di transizione, che porta a compimento il passato e traccia il nuovo corso per gli eventi futuri. Ma fu anche un precursore della teoria dei quanti.
Ma come riuscì a diventare uno degli scienziati più importanti della storia, e una delle persone più infuenti del '900? Era un predestinato? Una di quelle persone che qualunque cosa facciano, il destino sembra guidarli verso un futuro glorioso? Niente affatto. E' incredibile come Albert Einstein abbia più volte e per molto tempo rischiato di essere risucchiato nel dimenticatoio della storia. Qualcun altro avrebbe scoperto la relatività, qualcun altro avrebbe scoperto l'effetto fotoelettrico e qualcun altro avrebbe vinto in Nobel nel 1921.
Albert Einstein nacque il 14 marzo 1879 alle ore 11:30 ad Ulm, primo di due figli di una famiglia di origini ebraiche. I genitori non scelsero nomi ebraici, per la volontà di integrarsi nella società tedesca. Crebbe in una famiglia di spirito liberale, non dogmatico in campo religioso.
Alla sua nascita, la madre fu spaventata dalla forma e dimensione della sua nuca. Si sospettava fosse ritardato, perché imparò a parlare molto tardi, intorno ai tre anni. Prima di dire qualunque frase la ripeteva a bassa voce fino a quando non gli sembrava corretta.
La madre Pauline fu una pianista di talento e iniziò i figli all’educazione musicale. Maja, la figlia minore, imparò il pianoforte mentre Einstein il violino (ebbe difficoltà a imparare e prese lezioni da 6 fino a 13 anni).
Il padre Hermann era un uomo gentile e benvoluto, appassionato di letteratura. Leggeva ad alta voce alla famiglia opere di letteratura contemporanea. Pare che al liceo avesse mostrato un certo talento per la matematica ma i mezzi famliari non gli consentirono di proseguire gli studi. Aveva fondato una ditta di materassi, che fallì. Lo zio di Albert, fratello minore del padre, Jakob, ingegnere, gli propose di costituire una ditta di impianti idraulici e gas a Monaco di Baviera. Cosi si trasferirono a Monaco nel 1880. Inizialmente gli affari andarono bene e il fratello propose di mettere in piedi uno stabilimento per la produziona di dinamo, lampade ad arco e apparecchiature di misura per centrali elettriche e reti di illuminazioni. Comprarono una casa a Sendling, un sobborgo di Monaco.
A cinque anni Albert cominciò a casa la sua formazione ma scagliò una sedia contro la sua insegnate e le lezioni terminarono. A 6 anni fu iscritto alla scuola pubblica. Diligente, tenace, risolveva i problemi di matematica lentamente ma con sicurezza e qualche errore di calcolo. Ottenne ottimi risultati. Era il primo della classe. Tranquillo, solitario, non gli interessava giocare con i campagni.
Amava costruire castelli di carta. Nel 1888 si iscrisse al Luitpold Gymnasium dove ottenne ottimi risultati in matematica e latino.
Gli anni di scuola non gli piacquero. Insegnanti autoritari, studenti servili, apprendimento mnemonico. Provava un'avversione istintiva per lo sport. Si sentiva isolato e aveva poche amicizie.
“Te ne stai li seduto nell’ultimo banco e sorrridi, offendi il senso di rispetto che un insegnate esige dalla classe.”
Era cosi libero che qualsiasi autorità che non fosse quella della ragione gli sembrava irrimediabilmente ridicola.
In compenso aveva stimoli extrascolastici. Lo zio gli proponeva problemi matematici. Da 10 a 15 anni uno studente di medicina amico di famiglia, gli dava da laggere libri di divulgazione scientifica e opere di Kant. Trascorrevano il tempo a discutere di scienza e filosofia. Studiava matematica per conto proprio. A 12 anni lesse un libro sulla geometria euclidea e fra i 12 e 16 anni studiò da solo il calcolo differenziale.
Attraversò un periodo di profonda fede religiosa verso gli undici anni, che si interruppe bruscamente un anno più tardi. Non divenne mai bar mitzvah e non appofondì mai lo studio dell’ebraico.
L’impresa del padre attraversò un periodo difficile e la famiglia pensò di trasferire l’attività in Italia. Nel 1894 l’azienda di Monaco fu liquidata e gli Einstein si trasferirono a Milano, ma Albert rimase un anno a Monaco per terminare gli studi. La nuova sede della società era a Pavia, città nella quale si trasferirono nel 1895 (in Via Foscolo 11). Rimasto solo, il giovane Albert si incupì. Era depresso e nervoso. Lasciò Monaco di nascosto e raggiunse la famiglia grazie a un certificato che attestava i suoi disturbi nervosi. Nella primavera del 1895 arrivò a Pavia. Promise alla famiglia che avrebbe preprato da solo gli studi per entrare al Politecnico dii Zurigo e li informò dell'intenzione di rinunciare alla cittadinanza tedesca.
La vita più libera, il paesaggio, le città italiane, le opere d’arte trasformarono quel ragazzo chiuso in un giovane comunicativo.ecero una grande impressione su Albert. Nell’ottobre 1895 si recò a Zurigo per l’esame di ammissione ma fu bocciato. Con un diploma di scuola superiore avrebbe avuto più facile così si iscrisse alla scuola cantonale di Arau nella Svizzera tedesca. Per la prima volta gli piacque la scuola, strinse amicizia vere e durature.
Nel 1896 rinunciò ufficialmente alla nazionalità tedesca. In autunno del 1896 superò l’esame di maturità con i seguenti voti: tedesco 5, italiano 5, storia 6, geografia 4, algebra 6, geometria 6, geometria descrittiva 6,fisica 6, chimica 5, storia naturale 5, disegno artistico 4, disegno tecnico 4 (il voto massimo era 6 all'epoca!).
Il 29 ottobre fu iscritto come residente a Zurigo e divenne studente del Politecnico della città.
In quegli anni l’impresa di famigia fallì, il padre tentò nuovamente di fondarne un’altra a Milano ma anche questo tentativo non finì bene. A Zurigo Albert conduceva una vita serena, strinse amicizie sincere con Michele Angelo Besso, Marcel Grossmann, conobbe lo storico Alfred Stern.
Tuttavia non fu affatto soddisfatto dei corsi di fisica teorica, troppo tradizionali. Non era uno studente modello, preferiva studiare da solo piuttosto che seguire con regolarità i corsi. Studiò da solo le opere di Kirchoff, Hertz, Helmotz, un saggio sella teoria di Maxwell, libri di meccanica di Mach, scritti di Lorentz e Boltzmann. Lo studio su programmi imposti da altri non lo entusiasmavano, e per lui fu faticoso ritrovare il gusto della fisica. I voti finali furono più che buoni ma non eccelsi.
Nell’agosto del 1900, terminati gli studi, ottenne la qualifica di insegnate. Quell’anno si laureò con altri tre studenti, i quali trovarono subito un posto da assistente nel Politecnico di Zurigo. Einstein invece rimase disoccupato. Una ragazza fallì l’esame finale, Mileva Maric, sua fidanzata.
Fu una delusione tremenda. Il professor Weber gli aveva promesso un posto da assistente, ma poi non se ne fece nulla. In settembre di quell’anno si liberò un posto di assistente e Albert si candidò, ma ancora una volta non ne venne fuori nulla. A fine anno era ancora senza lavoro. Nel 1901 divenne ufficialmente cittadino svizzero e rimase tale per tutta la vita (Quando nel 1921 vinse il Premio Nobel ci fu una disputa tra Germania e Svizzera riguardo a quale ambasciata avesse dovuto consegnare il premio, dato che lui era in vacanza in Giappone e ovviamente non gli passò minimanente per la testa di interrompere le vacanze per andare a ritirare il Premio Nobel). Nel 1901 cercò una sistemazione nell’Università di Milano. Niene di fatto, respinto di nuovo. Da quel momento perse ogni speranza di entrare in qualche università.
In una lettera Ostwald il padre scrive: "Mio figlio è profodanamente amareggiato per la sua attuale condizione di disoccupato. Giorno dopo giorno cresce in lui la sensazione di aver sbagliato carriera".
A partire dal 19 maggio 1901 ebbe due mesi di supplenza nell’istituto tecnico di Winterthur. Da settembre 1901 fu assunto per un anno in una scuola privata di Sciaffusa. Nel frattempo preparava la sua tesi di dottorato, su un aspetto della teoria cinetica dei gas. Fu bocciata.
Nel 1901 si liberò un posto all’ufficio brevetti di Berna, e Albert fu raccomnandato dal padre di Marcel Grossmann. A partire dal 16 giugno 1902 fu assunto in prova come tecnico di terza classe all’uffico brevetti di Berna con uno stipendio di 3500 franchi. Nel frattempo Einestin decise di sposare la sua compagna di studi Mileva Maric. I genitori erano contrari tanto che ci fu un periodo di astio con la madre, a cui non andò mai a genio Mileva. In quel periodo il padre si ammalò gravemente al cuore. Einstein tornò a Milano per stare vicino al padre che prima di morire acconstentì al matrimonio. Morì il 10 ottobre 1902 e fu sepolto a Milano. Fu un periodo straziante, pieno di rimpianti. Il punto più basso della carriera accademica e della vita personale di Einstein che precede invece il periodo più prolifico della sua vita.
Il matrimonio avvenne il 6 gennaio 1903. Il 14 maggio dell'anno successivo nacque il suo primo figlio. Il lavoro a Berna era piacevole, interessante e offriva una discreta quantità di tempo libero da dedicare alla ricerca scientifica. Nel 1904 il suo incarico divenne stabile.
Nel 1905 è come se Einstein avesse tolto il vestito da brutto anattroccolo. Da qui in avanti inizia una nuova storia, fatti di successi, vette difficilmente eguagliabili in futuro.
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