La Nostalgia

La mia terra

Osso, Mastrosso e Carcagnosso erano tre cavalieri spagnoli del Quattrocento appartenenti a una società segreta chiamata Guarduna. I tre fratelli furono costretti a fuggire dalla Spagna per aver difeso l'onore della propria famiglia vendicando, con il sangue, l'offesa arrecata ad una sorella. Si nascosero nell'isola di Favignana per 29 anni, dopo i quali Osso si recò in Sicilia e fondò la mafia, Mastrosso andò in Campania e fondò la camorra e Carcagnosso arrivò in Calabria per dare vita alla 'ndrangheta (tratto da 'Ndrangheta di Enzo Ciconte).

Ho deciso di iniziare con questa favola il mio secondo post dopo aver visto il film Anime Nere di Francesco Munzi (9 David di Donatello vinti nel 2015, non che voglia dire qualcosa, tratto dal romanzo di Gioacchino Criaco), che racconta il buio,  il male, che si annida da secoli nel cuore della Calabria. Lo stato di angoscia, la cupezza che genera la visione di Animer Nere è spiazzante. Non potevo lasciare che un film cosi pieno mi scorresse addosso senza lasciare traccia. Non si può parlare della Calabria, o del Sud in generale, facendo finta che sia solo una terra sfortunata, lontano dalle grandi città del Nord, senza infrastrutture per cui è colpa di Roma se c'è miseria. No, c'è dell'altro e quest'altro è l'anima nera che si nutre di odio, di invidia, di vendetta.

Stavamo tutti al buio. Altri sopiti      

d’ignoranza nel sonno; e i sonatori     

pagati raddolcito il sonno infame.
Altri vegghianti rapivan gli onori,    
la robba, il sangue, o si facean mariti
d’ogni sesso, e schernian le genti grame.
Io accesi un lume; ecco, qual d’api esciame
scoverti, la fautrice tolta notte,         
sopra  me a vendicar ladri e gelosi, 
e que’ le piaghe, e i brutti sonnacchiosi
del bestial sonno le gioie interrotte:    
le pecore co’ lupi fur d’accordo           
contra i can valorosi;                         
poi restar preda di lor ventre ingordo.
(Tommaso Campanella)

Cinque anni fa decisi di lasciare la mia terra, soprattutto per la necessità di aprirmi la mondo. Non importava cosa avrei fatto nel futuro, ma di sicuro l'avrei fatto lontano dalla Calabria. Ero molto ingenuo, carico di nuove aspettative ma anche di amarezze dovute a una convivenza con una terra dura, difficile. Nelle vacanze di Natale realizzai definitivamente che la Calabria, il mio paese, erano realtà che ormai non mi apparteneva più, le sentivo estranee, diverse. Eppure sono cresciuto li, con quel modo di fare che fino a pochi mesi prima mi era cosi familiare e quel dialetto che prima parlavo anche io (e parlo ancora eh!).

Ovviamente non c'è niente di nuovo in tutto questo! La stessa sensazione di straniamento viene raccontata, meglio di quanto possa fare io, da una scena della serie Shameless (serie tramedy, cioè comedy-drama, che racconta in modo spietato la vita nei sobborghi poveri di Chicago, come solo le commedie sanno fare). Uno dei protagonisti, Philip Gallagher è l'unico della famiglia ad andare all'università e dopo un anno in cui ha scoperto quanto sia diverso il mondo fuori dalle periferie di Chicago, torna a casa. Ma non è più il teppistello che organizzava lotte clandestine, che sparava sui negozi per noia. Non fa più parte di quel mondo (Shameless stagione 5 episodi 11-12).

Allo stesso modo Bob Dylan, che visse per tutta la sua infanzia e giovinezza a Hibbing, città mineraria del  Minnesota (stessa ambientazione della serie tv Fargo per capirci) appena finite le scuole superiori ebbe la necessità di allontanarsi da quell'atmosfera troppo chiusa in vecchi moralismi.

Accanto a questo sentimento, convive quel senso di appartenenza che mi spinge a drizzare le orecchie mentre cammino in Piazza Vittorio a Torino per riconoscere un dialetto familiare. Quel sentimento di appartenenza che si manifesta quando sei all'aeroporto di Caselle e non serve guardare il gate del tuo volo, basta seguire le abitudini (fin troppo) appariscenti dei calabresi.

Ormai sono 5 anni che non vivo più in Calabria per cui sono abituato al flusso di emozioni contraddittorie che suscita il ritorno a casa, a questa lotta tra amore e odio che dura perpetua senza un vero vincitore. Eppure l'altro giorno ho visto un video della ripresa aerea del mio Paese (https://vimeo.com/150061813). E d'un tratto mi è sembrato che ci fosse un vincitore. E' sorprendente come quel video abbia suscitato una nostalgia cosi forte (nonostante in nessuna ripresa si veda casa mia!). Forse perchè dopo 5 anni qualcosa è cambiata in me. Avevo appena finito il liceo, si era chiuso un percorso e bisognava ricominciare.  Sono cresciuto, ho visto altri luoghi. Ho capito che ogni territorio ha le sue difficoltà e bisogna affrontarle. Ho capito che per fare un matrimonio bisogna essere in due e forse quel senso di limitazione che provavo prima di andarmene era più una mia esigenza che una realtà oggettiva ... probabilmente avrei provato le stesse sensazioni in qualsiasi altro luogo.


SPOILER-in Anime Nere il padre di un ragazzo ucciso in un agguato in presa alla disperazione ha un momento di illuminante lucidità e capisce che non serve a niente vendicarsi. Bisogna spezzare questa catena! Il vero colpevole della morte del figlio non è la famiglia rivale, ma è la sua stessa famiglia che per sete di vendetta ha condannato a morte il ragazzo. Quindi decide di uccidere il capo mafioso, suo fratello, che sicuramente avrebbe vendicato il nipote (e un altro fratello ammazzato). Non ci sarà più nessun'altra vendetta. Quella famiglia mafiosa non esiste più.



In realtà Nostalgia significa "dolore del ritorno"

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